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27/10/2026

POZZUOLI| Mario in fin di vita dopo la partita, la mamma di Ciro Esposito: “Non possiamo abituarci alla violenza”

By redazione

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“Come si può ancora trasformare una partita di pallone in una caccia all’uomo?“. È la domanda che Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito e presidente dell’associazione Ciro Vive, pone nella lettera aperta dedicata ai fatti di violenza che hanno segnato il dopo partita di Puteolana-Portici e nei quali è rimasto gravemente ferito Mario Spedaliere.

Un intervento rivolto ai tifosi, alle famiglie, alle istituzioni e agli amanti dello sport. Leardi esprime “profonda indignazione” e “grande amarezza”, partendo dalla propria esperienza di madre che ha perso un figlio a causa della violenza legata al calcio.

Il messaggio alla famiglia di Mario

Il primo pensiero è per i familiari del tifoso ferito, alle prese con l’angoscia per le sue condizioni di salute. “Alle persone che in queste ore stanno vivendo l’angoscia e la paura per la salute del proprio caro, voglio far sentire tutta la mia vicinanza umana e la mia preghiera“, scrive Leardi. “So bene cosa significhi tremare per la vita di un figlio, di un marito, di un fratello a causa di una passione sportiva che è stata tragicamente calpestata“.

Nella lettera torna il ricordo di Ciro e dell’impegno portato avanti in suo nome attraverso l’associazione Ciro Vive: gli incontri nelle scuole, il confronto con i ragazzi e il lavoro quotidiano per promuovere un calcio che sia occasione di festa, aggregazione e fratellanza. Un percorso affrontato, sottolinea, con un solo obiettivo: “Non vedere mai più una madre piangere il proprio figlio“.

L’appello a tifosi, società e istituzioni

Leardi definisce le scene di violenza tra tifoserie campane una ferita aperta e “una sconfitta non solo per lo sport, ma per tutta la nostra comunità“. Ai giovani e a chi partecipa agli scontri rivolge un invito diretto: “Fermatevi“. Poi aggiunge: “La violenza non dimostra l’amore per una maglia, distrugge solo delle vite e lascia ferite che non si rimarginano mai“.

La richiesta coinvolge anche le società sportive, le istituzioni e le tifoserie sane, chiamate a prendere una posizione “netta e inflessibile“. Un appello che si chiude con un richiamo alla responsabilità collettiva: “Non possiamo e non dobbiamo abituarci alla violenza”.