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30/10/2026

MONTE DI PROCIDA| Auto rubate, smontate e rivendute, capannone al centro dell’inchiesta: sette indagati

By Chiara Sorice

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Un presunto sistema organizzato per il recupero di auto rubate, lo smontaggio dei veicoli e la rivendita dei componenti meccanici avrebbe avuto uno dei suoi punti operativi a Monte di Procida, in via Caranfe. È questo uno degli aspetti centrali dell’inchiesta che coinvolge sette persone, per le quali la Procura ha chiesto l’applicazione di misure cautelari.

L’udienza per gli interrogatori preventivi è stata fissata per giovedì 5 novembre davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord. Il decreto di convocazione, firmato il 28 ottobre, precede la decisione del gip sulla richiesta avanzata dal pubblico ministero.

Smontaggio di auto rubate

Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo avrebbe operato attraverso una struttura organizzata, nella quale ciascun indagato avrebbe avuto compiti specifici: dal reperimento delle vetture di provenienza illecita al loro trasporto, fino allo smontaggio e alla commercializzazione dei pezzi recuperati.

Al centro del presunto meccanismo ci sarebbe stata una società specializzata nella vendita di autoricambi usati, con sede legale e operativa a Giugliano, in via Ripuaria. La struttura commerciale avrebbe rappresentato il canale attraverso cui immettere sul mercato i componenti provenienti dalle automobili smontate.

Un ruolo operativo sarebbe stato svolto a Monte di Procida, dove, secondo la ricostruzione degli investigatori, le vetture venivano trasferite in un capannone di via Caranfe. Qui sarebbero state smontate per recuperare le parti meccaniche e di carrozzeria ancora utilizzabili, mentre le carcasse e i materiali di scarto sarebbero stati destinati allo smaltimento. Proprio la gestione dei residui dell’attività rappresenta uno dei filoni dell’indagine, che comprende contestazioni relative all’abbandono di carcasse e componenti automobilistici e allo smaltimento illecito di rifiuti speciali.

La rivendita

Stando alla ricostruzione i ricambi recuperati sarebbero stati commercializzati attraverso la società giuglianese, e attraverso la vendita diretta ad altri rivenditori. Il presunto sistema avrebbe così collegato il reperimento delle automobili, il loro smontaggio e la successiva distribuzione dei pezzi, con l’obiettivo di ricavare denaro dai componenti ancora commerciabili.

L’amministratore unico della società viene indicato dagli inquirenti come il presunto promotore dell’associazione. Le contestazioni, a vario titolo, ai sette indagati, comprendono l’associazione per delinquere, il riciclaggio e reati ambientali connessi alla gestione illecita dei residui automobilistici.