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06/11/2026

Tufo Giallo Napoletano, meno magma e più esplosioni: lo studio che riscrive la storia dei Campi Flegrei

By redazione

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Una delle più grandi eruzioni vulcaniche della storia dei Campi Flegrei potrebbe essere diversa da come si immaginava. L’eruzione del Tufo Giallo Napoletano, avvenuta circa 14mila anni fa, è al centro di uno studio coordinato dal Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, le Università di Bologna, Siena e Molise e l’Université Paris-Saclay.

Nuova data di eruzione

La ricerca rivede alcuni aspetti fondamentali dell’eruzione, dalla quantità di magma eruttato ai meccanismi che ne determinarono l’esplosività, fino al processo di collasso che portò alla formazione della caldera. Secondo le nuove datazioni, l’eruzione risalirebbe a 13.980 anni fa, con un margine di incertezza di 140 anni.

La grande novità sta alla ricostruzione della sua dinamica. Non si sarebbe trattato di un unico episodio esplosivo, ma di una successione di impulsi, con variazioni nella quantità di magma emesso e uno spostamento progressivo delle bocche eruttive.

Le cause

Un’altra grande novità riguarda le cause dell’elevata esplosività. Finora si riteneva che la grande produzione di cenere fine fosse dovuta principalmente all’interazione tra magma e acqua. Le nuove analisi suggeriscono invece che a provocare le esplosioni siano stati soprattutto i gas presenti nel magma, liberati rapidamente durante la risalita verso la superficie.

La ricerca ridimensiona anche la portata complessiva dell’evento. Le precedenti ricostruzioni indicavano un volume superiore a 40-50 chilometri cubi di magma, mentre le nuove stime lo collocano tra 16 e 20 chilometri cubi, calcolati come volume equivalente di roccia compatta.

Come si è formata la caldera

Cambia anche l’interpretazione della formazione della caldera che caratterizza i Campi Flegrei. Secondo lo studio, il terreno non sarebbe sprofondato attraverso un unico grande collasso, ma con cedimenti progressivi che avrebbero interessato soprattutto l’area compresa tra la piana di Agnano e il Gauro. Un processo guidato da fratture geologiche già presenti nel sottosuolo.

Le nuove conoscenze assumono particolare rilievo alla luce dell’attuale attività bradisismica dei Campi Flegrei, interessati da anni da sollevamento del suolo, terremoti e modificazioni del sistema idrotermale. I ricercatori precisano tuttavia che lo studio non consente di prevedere l’evoluzione della situazione attuale, né indica che un’eruzione di dimensioni analoghe sia imminente.

Lo studio

Lo studio offre elementi nuovi per valutare possibili scenari di pericolosità vulcanica, in particolare la possibilità che grandi eruzioni si sviluppino in più fasi e che strutture geologiche preesistenti condizionino l’apertura delle bocche eruttive e i cedimenti del terreno, aspetti rilevanti per la pianificazione della Protezione Civile in un territorio densamente popolato.