Pozzuoli tra storia, cultura e società civile: la città che vuole rinascere
È un Sindaco provato quello che è tornato a farsi vedere nella “sua” Pozzuoli. Gigi Manzoni con il “superassessore” Elio Buono si è visto alla nuova Darsena per concludere il S’Move festival, di ieri 5 gennaio. L’evento, nato spontaneamente tra le vie del Centro Storico, è stato istituzionalizzato in era Manzoni con ingenti investimenti per la consolle sulla suggestiva scogliera, illuminazione top, filodiffusione, security e budget per dj o selector, noti o meno.
Festa sì, identità no
Nonostante la festa, Pozzuoli resta senza una vera identità culturale. Il S’Move Festival è l’unico momento in cui la città diventa “Città della Musica” nella Pozzuoli Bassa, dalle 18 a mezzanotte, con il sound al centro. Una filodiffusione quotidiana per rivitalizzare il Centro Storico sarebbe un’ottima idea, se solo la cultura fosse al centro della programmazione, in una zona porto da valorizzare sostanzialmente.
Con l’ottimo dispositivo d’ordine pubblico coordinato dalle forze dell’ordine locali, ha mostrato che se si vuole si può fare tutto. Generazioni diverse unite dalla voglia di far festa, senza pensieri, per ‘urlare’ che Pozzuoli e la sua comunità sono vive. La musica è una forma culturale, e nel rispetto delle regole, può diventare un ottimo vettore per la conoscenza del territorio, purché inserita in una programmazione culturale seria.
Quattro date e tanta luce ma solo a Natale
In era manzoniana, con la regia di Elio Buono, il S’Move Festival si è sviluppato in quattro date: prima della Immacolata, il 24 dicembre, il 31 e la chiusura pre-Epifania. Rione Terra illuminato ma poche attività nella Rocca dopo i problemi delle fantomatiche botteghe di due anni fa. Sorrisi, abbracci, e unione alla Darsena. Perché i puteolani vanno trainati, da sempre. Ma non solo a Natale. Finite le feste Pozzuoli torna, intanto, nel suo oblio. Giunta azzerata, con il Primo Cittadino che dentro di sè vorrebbe gettare la spugna per poi giocarsi una nuova partita elettorale, stavolta come candidato del Partito Democratico e del Campo Largo.
Tra politica e giochi di palazzo, la sfiducia parte dalla cittadinanza
Ma non può, perché è figlio di un progetto politico, voluto in ambito regionale, così nelle prossime ore lo stanco ingegner Manzoni cercherà ennesimi accordi per un nuovo (ma difficile) rimpasto. “Evitiamo il Commissariamento per il bene della Città“, sussurrano i due soli uomini al comando, con Fascia Tricolore (il signor Sindaco Manzoni) e senza (Buono, Capo di Gabinetto con “ingaggio” di mezzo milione di euro fino al termine del mandato).
È cosa Buono “e giusta” che Il mandato quinquennale vada concluso, pertanto, da progetto. Pozzuoli però ha bisogno di idee, di eventi culturali per tutte le età, di sviluppare il “day e night”, portato avanti solo da quelli esercenti che si dimenano da anni tra tanti sacrifici. Non di nuovi assessori-scaldasedie rappresentanti di gruppi, per mantenere in vita un governino, in realtà sfiduciato dalla cittadinanza nella quotidianità.
Problemi quotidiani e assenza di pianificazione
Oltre alle difficoltà politiche, la città soffre di problemi concreti: le soste selvagge che la fanno da padrone, dove ogni giorno si parcheggia all’esterno dell’Anfiteatro Flavio, il terzo d’Italia (fotografia del nullismo dei tempi moderni). Un’amministrazione incapace di imporsi, inoltre, dal punto di vista ricettivo per la miriade di turisti che affollano la vicina Napoli, perché questa amministrazione è nata senza mission ma solo con la voglia di vincere, di prevalere sugli avversari.
Ma amministrare una città complessa come Pozzuoli con tante ramificazioni non è come giocare una partita di calcio. Per il vox populi “Manzoni si è fatt a cartell“, il paradosso è che invece è ancora a tutti gli effetti il Sindaco. Si spengono definitivamente le luci di Natale, ora. Riavvolgiamo il nastro perché questo Santo Natale ha dato una certezza che rimarchiamo da un triennio. Non è il bradisismo il problema primordiale puteolano. Anzi, sarebbe altra risorsa culturale per l’unicità del fenomeno, con la potenziale venuta nella “città che balla” di geologi da tutto il mondo.
Perché in teoria a Pozzuoli ci sono le possibilità di valorizzare tante forme culturali, da consegnare in primis alla propria gente, che deve essere pronta a divulgare la “grande bellezza”. Ben venga “Pozzuoli Città Della Musica,” perchè gli imprenditori del divertimento sanno bene che le regole sul “sonido” vanno rispettate. E le hanno sempre rispettate. Ma la realtà dice che il suddetto rappresenta solo un sogno di fine “vacanze di Natale”.
Perchè Pozzuoli e dintorni non furono scelte per caso dai greci, dai romani, dai pirati saraceni e dai Borboni. Discorsi che non possono essere portati avanti solo quando c’è la campagna elettorale per le comunali. In una città che attraversa una crisi profonda, anche identitaria, dalla tv di Stato arriva, intanto, una speranza… Su Rai 1 il puteolano doc Vincenzo Borrino ha contribuito a far riaffiorare dialetti, luoghi e atmosfere tipiche di Pozzuoli. Insieme alla “bandiera” di Bacoli Vincenzo Salemme, hanno portato in prima serata la Città Flegrea, rendendo protagoniste le due comunità.
Pozzuoli senza luoghi di cultura
E pensare che a Pozzuoli oggi non esiste un vero luogo di cultura. L’ultimo rimasto, il cinema “Sofia”, ha chiuso i battenti da qualche anno, e a breve lì sorgerà un locale per aperitivi e cene spettacolo (l’immobile di proprietà della fondazione Banco di Napoli). Un teatro, invece, manca da decenni, nonostante le buone intenzioni e i progetti annunciati in passato. Così, nella quinta città più grande della Campania, i teatri diventano le sale di alcune parrocchie. È il caso della sala della chiesa di San Luca ad Arco Felice, gestita proprio da Vincenzo Borrino insieme al fratello, che con impegno cercano di portare un po’ di cultura in quella che fu Puteoli, culla della civiltà greca in Occidente.
Cultura e società civile per far rinascere la città che vuole ballare di speranza
Proprio quella cultura che oggi manca per restituire a Pozzuoli i fasti di un tempo. Che ha bisogno di nuove risorse dalla società civile, che non può continuare ad essere muta e sorda alla mancanza di una mission per la bella Pozzuoli che vuole ballare di speranza per sempre, cercando punti di riferimento per un futuro dove il nullismo non sia più di casa a Dicearchia (la città dell’equilibrio…per gli abitanti di Samo che scelsero la terra che balla da sempre per stabilirsi nello stivale).
Puteolano Doc
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