BACOLI| Truffa del falso carabiniere: anziana consegna tutto l’oro di casa

Una telefonata costruita nei minimi dettagli, il timore di essere coinvolta in una grave vicenda giudiziaria e, infine, l’arrivo a casa di una donna che si è presentata come una marescialla dei Carabinieri. È questo il copione della presunta truffa avvenuta il 1° settembre a Bacoli, ai danni di una cittadina anziana.
La vicenda, secondo quanto denunciato dalla vittima, sarebbe iniziata con una telefonata da parte di un uomo che si sarebbe qualificato come il comandante dei Carabinieri di Bacoli, fornendo un falso nome.
Durante la conversazione, l’uomo avrebbe riferito alla donna che la carta d’identità del marito era stata clonata e che qualcuno, utilizzando i suoi dati, avrebbe commesso una rapina in una gioielleria. Nel racconto sarebbero stati inseriti anche particolari particolarmente allarmanti, tra cui una sparatoria e il ferimento di una guardia giurata.
Il presunto comandante avrebbe inoltre sostenuto che un magistrato fosse collegato telefonicamente con loro e che fosse necessario controllare gli oggetti preziosi presenti nell’abitazione, per verificare che non fossero riconducibili alla presunta rapina. Alla donna sarebbe stato quindi chiesto di preparare tutto l’oro presente in casa.
La falsa marescialla entra in casa
Poco dopo, una donna si sarebbe presentata nell’abitazione qualificandosi come la marescialla Francesca D’Ambrosio, nome che sarebbe stato già indicato durante la telefonata dal presunto comandante.
L’anziana avrebbe inizialmente cercato di verificarne l’identità, chiedendo di vedere il tesserino e spiegazioni sul fatto che non indossasse la divisa. La donna avrebbe risposto che i militari svolgono frequentemente attività in borghese, facendo riferimento anche a un presunto “codice 711”.
Nel frattempo, la situazione sarebbe stata resa ancora più difficile dalle condizioni familiari della vittima. Il marito, affetto da Parkinson e allettato da alcuni mesi, necessitava della sua assistenza e la chiamava ripetutamente perché non si sentiva bene. Contemporaneamente, il presunto comandante avrebbe continuato a tenerla al telefono, aumentando la pressione psicologica.
Alla donna sarebbe stato fatto credere che una mancata collaborazione avrebbe potuto comportare conseguenze anche per il marito. In questo clima di paura e confusione, la presunta marescialla avrebbe preso i preziosi presenti nell’abitazione e sarebbe fuggita. La vittima avrebbe tentato di inseguirla, chiedendo aiuto e attirando l’attenzione dei vicini, senza però riuscire a fermarla.
La vicenda rappresenta uno dei raggiri riconducibili al cosiddetto metodo del “falso carabiniere”, una tecnica che punta a sfruttare la fiducia nelle forze dell’ordine e il timore di essere coinvolti in un procedimento penale.
Il caso mette ancora una volta in evidenza la necessità di prestare attenzione alle telefonate durante le quali sedicenti carabinieri, poliziotti, avvocati o magistrati chiedono denaro, gioielli o altri beni. Le forze dell’ordine non chiedono ai cittadini di consegnare oro o denaro per verificare la provenienza dei beni.
In presenza di richieste sospette è quindi importante interrompere la conversazione e contattare direttamente le forze dell’ordine attraverso i numeri ufficiali, senza seguire le indicazioni fornite dagli interlocutori.
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