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10/09/2026

Bradisismo, mettere in sicurezza Pozzuoli limitando gli sgomberi: ecco come

By redazione

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Come mettere in sicurezza il patrimonio edilizio di Pozzuoli e dei Campi Flegrei senza ricorrere necessariamente a massicci sgomberi? È la domanda al centro di un Position Paper dell’architetto e tecnologo edile Stefano Lancellotti, che propone un approccio basato sulla conoscenza delle caratteristiche dei singoli edifici e sulla scelta delle tecnologie più adatte caso per caso.

L’idea di fondo è chiara: non esiste una soluzione valida per tutti gli immobili. Occorre prima conoscere la costruzione, individuare le vulnerabilità e stabilire quale livello di sicurezza sia necessario. Solo successivamente, secondo Lancellotti, si dovrebbe scegliere la tecnologia in grado di raggiungere quell’obiettivo nel modo più rapido e meno invasivo possibile.

“Non esiste una tecnologia unica per tutti gli edifici”

Il documento prende in considerazione sia gli edifici in calcestruzzo armato sia il patrimonio in muratura, in particolare quello in tufo, molto diffuso nei Campi Flegrei. Tra le possibili strategie vengono analizzate diverse tecniche di consolidamento e rinforzo, comprese quelle sviluppate da ECOSISM, con particolare attenzione ai sistemi che consentono di realizzare una parte significativa delle lavorazioni dall’esterno.

L’obiettivo è ridurre l’impatto dei cantieri e, quando le condizioni dell’edificio lo consentono, limitare il ricorso allo sgombero degli occupanti. Tra le soluzioni citate c’è il “Geniale Cappotto Sismico”, pensato per edifici recuperabili che necessitano di un intervento strutturale più ampio, mentre il “Sistema Costruttivo ECOSISM” viene indicato per i casi nei quali la demolizione e ricostruzione risulti più conveniente rispetto al recupero.

Il Position Paper sottolinea però che le diverse tecnologie non devono essere considerate necessariamente alternative: uno stesso edificio può richiedere più interventi coordinati, dalle fondazioni agli impalcati, fino alle murature e all’involucro.

“La poca invasività non deve significare un intervento minimo”

Uno dei punti centrali del documento riguarda il rischio di confondere la necessità di ridurre i disagi con quella di realizzare interventi poco consistenti. “La poca invasività deve essere il risultato di una buona tecnologia, non il motivo per ridurre ciò che sarebbe necessario fare“, sostiene Lancellotti.

Secondo l’architetto, quindi, il punto di partenza non deve essere necessariamente la ricerca dell’intervento più leggero ma la prestazione di sicurezza che l’edificio deve raggiungere. Solo dopo dovrebbe essere individuata la soluzione meno invasiva capace di conseguirla. Un altro elemento evidenziato riguarda gli aggregati edilizi. Il comportamento di un edificio durante un terremoto, infatti, non sempre coincide con i confini della singola proprietà o del condominio.

Per questo, viene sottolineata la necessità di valutare anche le interazioni tra costruzioni adiacenti. Il documento affronta infine il tema degli edifici sottoposti a tutela, per i quali viene auspicato un coordinamento tra le esigenze di conservazione e quelle legate alla sicurezza, attraverso procedure più rapide e compatibili con la situazione dei Campi Flegrei.

La proposta, in definitiva, è quella di superare l’idea di una soluzione unica per tutto il territorio e costruire una strategia edificio per edificio, capace di mettere insieme sicurezza sismica, tempi di intervento, costi, efficienza energetica e possibilità di mantenere, quando tecnicamente possibile, gli abitanti nelle proprie case.

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