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21/02/2026

Si spengono le speranze per il piccolo Domenico: stop all’accanimento terapeutico

By redazione

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Si spengono le speranze per il piccolo Domenico, bimbo di 2 anni, ricoverato da due mesi all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore “bruciato”. Le condizioni di salute – secondo il bollettino dei medici del Monaldi – si sono aggravate rapidamente in queste ore.

Questa mattina, dopo un vertice tra la direzione sanitaria, i medici, i legali e la famiglia, la decisione drammatica è quella di fermare ogni forma di accanimento terapeutico. “Abbiamo deciso di attuare una descalation della terapia antibiotica ed immunosoppressiva lasciando comunque un livello di base”, spiega il prof. Antonio Corcione, Capo del dipartimento dell’area critica rianimazione non pediatrica del Monaldi. “Abbiamo deciso che non verranno sospese l’alimentazione parenterale, l’idratazione e l’Ecmo. Verrà incrementata la sedazione”.

Al piccolo Domenico dunque non verrà staccato l’Ecmo, il macchinario che sostiene cuore e polmoni ma saranno rimosse le terapie non più utili, come la microfiltrazione del sangue, mantenendo solo i trattamenti salvavita necessari a lenire le sofferenze. Un percorso di “accompagnamento dolce” verso l’inevitabile destino.

Mamma Patrizia Mercolino, in tutta la sua dignità e forza, ha dichiarato che resterà accanto al figlio finché continuerà a respirare, auspicando che la sua storia “sia da esempio per tutti e non venga dimenticata. Non accetto soldi, aiutate l’Aido, in un miracolo spero ancora”, ha detto ieri in diretta tv.

Le responsabilità 

Il caso ha sconvolto l’intero Paese e, mentre la speranza finisce, si accendono i riflettori sui responsabili. Sul fronte giudiziario si è infatti allargata la platea degli indagati, oltre i sei sanitari tra chi ha partecipato all’espianto, al trasporto e al trapianto. Due in particolare i punti cruciali su cui gli inquirenti sono chiamati a fare chiarezza. Il primo è l’utilizzo del ghiaccio secco nel contenitore per trasportare l’organo, da Bolzano a Napoli.

Dopo l’espianto del cuoricino del piccolo donatore e la preparazione tecnica, l’organo veniva collocato nel contenitore che è stato aperto da personale di sala e riempito del ghiaccio mancante. Ad aggiungere il ghiaccio, utilizzando quello secco invece di quello “normale” necessario per mantenere in vita l’organo, da quanto si evince, un infermiere dell’ospedale di Bolzano.

Il secondo punto è la tempistica dell’operazione effettuata al Monaldi di Napoli, dove il cuoricino malato è stato espiantato al piccolo Domenico: perché e chi non ha verificato le condizioni dell’organo sostitutivo, prima di iniziare l’espianto? Troppe domande senza risposta, mentre per malasanità a un bimbo di due anni la vita è stata spezzata.

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