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04/11/2026

POZZUOLI| Parco Diana, il dramma di sei famiglie: “Case condonate e acquistate regolarmente, il Comune vuole abbatterle”

By Chiara Sorice

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Continua il dramma di sei famiglie del Parco Diana, in via Cupa delle Fescine a Pozzuoli, costretti a lasciare le proprie abitazioni a seguito di ordinanze di abbattimento disposte per sei palazzine. La storia ha origine nel percorso di condono edilizio avviato circa trent’anni fa.

Le abitazioni, secondo quanto riferito dai residenti, erano state interessate da procedure di sanatoria comunale. Nel 2024, tuttavia, è arrivata la disposizione di abbattimento nell’ambito di un procedimento giudiziario, riaprendo per le famiglie lo spettro di dover lasciare le proprie case.

I proprietari, che dichiarano di aver acquistato regolarmente gli immobili tra gli anni Novanta e Duemila, anche attraverso mutui bancari, erano riusciti inizialmente a ottenere la sospensione degli sgomberi. Dopo circa due anni, però, una nuova decisione giudiziaria avrebbe dato esito sfavorevole. Nel frattempo, il Comune ha già avviato le procedure per dare seguito agli abbattimenti.

Il racconto dei residenti

Le famiglie del Parco Diana continuano a sostenere di essere vittime di una grave ingiustizia in quanto hanno acquisito le case regolarmente anche con mutui bancari e non c’è stato alcun abuso. “Siamo sei famiglie – racconta un residente del Parco Diana – abitiamo in queste ville che abbiamo acquistato regolarmente anche con mutui, sono tutte case condonate, non siamo noi i costruttori e non sapevamo nulla di questo. 

Le nostre case non hanno alcuna crepa o lesione dopo il terremoto, è un’assurdità cacciarci dalle abitazioni con già 7mila sfollati che ci sono, invece di costruire per sistemare gli sfollati, il Comune pensa ad abbattere. Abbiamo fatto ricorso in Cassazione ma questo non ha fermato l’azione del Comune”.

“Il contesto urbanistico è cambiato”

Le famiglie, inoltre, ritengono che la nuova sentenza non abbia considerato un aspetto fondamentale ossia la trasformazione urbanistica nel corso dei due anni. “In questi due anni circa il contesto urbanistico è cambiato, con un tecnico abbiamo fatto periziare che oggi le case sono pienamente inserite nel piano urbanistico, anzi, buttarle a terra creerebbe uno scompenso ma anche di questo il giudice non ne ha tenuto conto”.