Campi Flegrei, rilevati picchi di gas tossico alla fumarola Pisciarelli grazie a un innovativo sensore laser

Nuova scoperta nei Campi Flegrei, vicino alla fumarola di Pisciarelli sono stati rilevati brevi ma intensi picchi di idrogeno solforato, gas altamente tossico, che i sensori tradizionali finora installati nel sito non riuscivano a misurare.
A rilevarli per la prima volta è stato un innovativo sensore laser portatile del Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari, in collaborazione con l’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Cnr di Bari. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Climate and Atmospheric Science del gruppo editoriale Nature.
Il sensore
Lo strumento si basa su una tecnica denominata QEPAS, Quartz-Enhanced Photoacoustic Spectroscopy, e funziona come un orecchio laser: un fascio di luce infrarossa fa vibrare specifiche molecole e un diapason di quarzo capta la debolissima onda acustica che ne risulta.
L’intera apparecchiatura entra in un rack da laboratorio portatile e consente di rilevare con elevata precisione alcuni dei principali composti delle emissioni fumaroliche, in particolare idrogeno solforato (H₂S), biossido di zolfo (SO₂) e metano (CH₄).
A differenza dei sensori elettrochimici in uso, analizza l’aria ogni secondo, riducendo l’interferenza delle componenti più abbondanti come vapore acqueo e anidride carbonica. Lo strumento è stato impiegato in due campagne di misura: la prima il 28 e 29 maggio 2025, la seconda dal 23 al 27 febbraio 2026.
La scoperta
Le rilevazioni sono state condotte dai fisici di Bari in collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari e l’Ingv di Napoli. I dati raccolti mostrano uno scarto netto rispetto a quanto registrato dagli strumenti convenzionali.
A dieci metri dalla sorgente, le concentrazioni di H₂S hanno toccato punte di 60 ppm, dodici volte la soglia oltre la quale l’esposizione breve diventa pericolosa per la salute umana. I sensori elettrochimici dell’Ingv presenti nello stesso sito, con un tempo di risposta di 60 secondi, registravano nello stesso momento valori massimi di soli 3-4 ppm.
I dati rilevati
“I picchi durano pochi secondi e poi scompaiono: qualunque strumento più lento li perde del tutto”, spiega Pietro Patimisco, responsabile del gruppo di ricerca del dipartimento di Fisica di Bari. Dalle nuove misure emerge un elemento ritenuto rassicurante dagli studiosi.
Il biossido di zolfo, che sarebbe il segnale di un contributo magmatico diretto, non è stato rilevato. L’assenza di questo segnale suggerisce che l’area di Pisciarelli continui a comportarsi come un sistema prevalentemente idrotermale, senza evidenze che facciano pensare a cambiamenti immediati nella natura delle emissioni osservate.
Le stesse misure mostrano inoltre che già a poche decine di metri dalla fumarola le concentrazioni di gas tossici scendono al di sotto dei limiti di sicurezza: il gas si disperde rapidamente nell’atmosfera e viene in parte degradato da reazioni chimiche. A 120 metri dalla sorgente il sensore non rileva più nulla di significativo. La dispersione atmosferica e le trasformazioni chimiche che interessano questi composti riducono quindi la loro presenza nell’ambiente circostante.
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