Come il tumore al seno confinato diventa invasivo: il montese Camillo Mazzella tra gli autori dello studio

Un nuovo studio internazionale per la ricerca sul tumore al seno vede tra i protagonisti il giovane montese, l’ing. Camillo Mazzella, come co-primo autore e ricercatore IFOM. Lo studio guidato da Giorgio Scita e Fabio Giavazzi, con Leonardo Barzaghi, Camillo Mazzella e Chiara Guidolin, è stato recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto in IFOM e all’Università degli Studi di Milano grazie al sostegno di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e del Consiglio Europeo della Ricerca – European Research Council (ERC) Synergy Grant.
La ricerca
Come un tumore al seno confinato può diventare invasivo? La risposta arriva dalla fisica. I risultati dello studio hanno mostrato come, in un sistema sperimentale di tumore al seno confinato, cellule inizialmente immobili possano attivarsi e muoversi in modo coordinato quando le cellule più mobili nel tessuto superano una soglia critica.
Il fenomeno è stato interpretato attraverso la teoria della percolazione, un principio mutuato dalla fisica statistica. Il risultato più rilevante è che le cellule tumorali inizialmente poco mobili non restano spettatrici passive. Quando sono circondate da una quantità sufficiente di cellule super-mobili, acquisiscono a loro volta caratteristiche che permettono loro di partecipare al movimento collettivo.
“Riproducendo in laboratorio in modo controllato un aspetto dell’eterogeneità meccanica osservata nei tumori, abbiamo potuto seguire in diretta il cambiamento delle cellule meno mobili”, racconta Camillo Mazzella, co-primo autore dell’articolo e ricercatore IFOM. “Le cellule modificano sia il modo di muoversi, sia l’attività dei loro geni in risposta alle cellule che le circondano”.
Si tratta di risultati di ricerca di base, che non permettono ancora di sviluppare un test diagnostico o una terapia. Ma comprendere come una popolazione di cellule mobili riesca a coinvolgere le cellule circostanti apre nuove prospettive per studiare il passaggio verso la fase invasiva del tumore al seno e, in futuro, per valutare se questa comunicazione possa essere intercettata.
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