Criticità e rischi per le opere dell’America’s Cup a Bagnoli: “Non rispetta la legge e danneggia l’ambiente”
*Riceviamo e pubblichiamo
“Gentile Redazione, vi sottopongo una segnalazione tecnica di estrema rilevanza ambientale, sanitaria e giuridica relativamente ai lavori attualmente in corso nell’area di Bagnoli (Napoli), finalizzati alla realizzazione delle infrastrutture per la 38ª America’s Cup. Progetto “Opere necessarie all’esecuzione della 38th America’s Cup presso il sito di Bagnoli” approvato in deroga al normale iter procedurale di analisi e validazione, grazie ai poteri speciali del commissario nonché sindaco di Napoli, e in assenza di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in assenza di una procedura chiara e trasparente e soprattutto un progetto che non risulta conoscibile e consultabile nei suoi elaborati progettuali.
L’area di Bagnoli è riconosciuta come Sito di Interesse Nazionale (SIN) ai sensi dell’art. 252 del D.Lgs. 152/2006, in ragione dell’estrema gravità e diffusione della contaminazione ambientale, con coinvolgimento simultaneo di suolo, sottosuolo, falda e ambiente marino-costiero. Si tratta di uno dei siti più compromessi a livello nazionale, classificato come hotspot di contaminazione per metalli pesanti, idrocarburi, IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici altamente cencerogeni) PCB (Policlorobifenili) amianto e arsenico.
La cosiddetta colmata di Bagnoli è una struttura artificiale di riempimento di circa 195.000 m², realizzata nel corso dei decenni mediante sversamenti diretti e incontrollati di scarti industriali del ciclo siderurgico dell’ex acciaieria, avvenuti in assenza totale di criteri progettuali e di tutela ambientale. I materiali che la compongono sono stati conferiti senza alcuna preventiva caratterizzazione e senza alcuna misura di confinamento e di sistemi di impermeabilizzazione del fondo, trasformando di fatto l’area in un accumulo massivo di rifiuti industriali in ambiente costiero con conseguente contaminazione ed interferenza con il sottosuolo e con le acque superficiali e sotterranee.
Questa configurazione ha favorito: la migrazione verticale e laterale dei contaminanti, il rilascio continuo di sostanze pericolose nelle matrici ambientali, la contaminazione persistente dei sedimenti marini e delle acque costiere.
Progetto di bonifica
Per l’area di Bagnoli era stato definito un progetto di bonifica integrale dal titolo “Rimozione colmata, bonifica degli arenili emersi ‘Nord’ e ‘Sud’ e risanamento e gestione dei sedimenti marini compresi nell’area di Rilevante Interesse Nazionale di Bagnoli–Coroglio (NA)”, conforme alla Parte IV, Titolo V del D.Lgs. 152/2006.
L’intervento nel suo complesso avrebbe prodotto una riqualificazione ambientale complessiva dell’area, finalizzata al raggiungimento di condizioni stabili e durature di sicurezza e di tutela ambientale e sanitaria. Restituendo il sito alla fruizione pubblica mediante la realizzazione di aree a verde attrezzato, la valorizzazione di tratti di spiaggia libera e l’esecuzione di interventi di ripascimento costiero, volti al riequilibrio morfologico e funzionale del litorale e al miglioramento complessivo della qualità ambientale e paesaggistica del contesto”.
Progetto attuale
“Il progetto che è invece attualmente in fase di esecuzione, denominato “Opere necessarie all’esecuzione della 38th America’s Cup presso il sito di Bagnoli”, rappresenta una sostanziale e radicale deviazione rispetto all’impostazione tecnico-scientifica e procedurale propria degli interventi di bonifica dei siti contaminati. Tale progetto risulta infatti approvato in deroga ai procedimenti ordinari di valutazione e validazione ambientale, eludendo il quadro normativo di riferimento previsto per i Siti di Interesse Nazionale (SIN) ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., e in assenza della preventiva Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), nonché senza un adeguato livello di pubblicità e trasparenzadegli elaborati progettuali, che non risultano accessibili né consultabili.
Le opere attualmente in corso di realizzazione non sono in alcun modo riconducibili, né sotto il profilo tecnico né sotto quello normativo, a un intervento di bonifica. L’intervento non prevede infatti né la rimozione o il trattamento della sorgente di contaminazione, né l’interruzione dei percorsi di migrazione e diffusione degli inquinanti nelle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque, come richiesto dagli articoli 240 e seguenti del D.Lgs. 152/2006. Al contrario, esso si configura unicamente come una forma di messa in sicurezza parziale e temporanea, peraltro tecnicamente inadeguata e potenzialmente pregiudizievole.
Ancor più criticamente, le attività necessarie alla realizzazione del capping possono determinare effetti diretti di rimobilitazione degli inquinanti, sia nelle fasi di movimentazione dei materiali sia per la possibile alterazione degli equilibri idraulici e sedimentologici, con un conseguente peggioramento complessivo delle condizioni ambientali del sito. In assenza di un’adeguata valutazione preventiva degli impatti, di misure di mitigazione e di un sistema di monitoraggio ambientale strutturato, l’intervento risulta pertanto non conforme ai principi di precauzione, prevenzione e tutela della salute e dell’ambiente sanciti dalla normativa nazionale ed europea.
Operazioni di drenaggio ai fondali
Ancora più critiche risultano le operazioni di dragaggio dei fondali marini, che sono state condotte: in assenza di idonee misure di sicurezza e di contenimento dei sedimenti movimentati, atte a limitare la dispersione dei contaminanti; senza l’attivazione di un piano strutturato di monitoraggio chimico-fisico e biologico continuo della colonna d’acqua, dei sedimenti e degli ecosistemi marini interessati; senza adeguata trasparenza e tracciabilità in merito alle modalità di gestione dei sedimenti dragati.
Non risulta inoltre disponibile alcuna informazione pubblica verificabile e accessibile in merito a: la caratterizzazione chimica e fisica dei sedimenti dragati; la loro eventuale classificazione come rifiuti ai sensi della normativa vigente; la destinazione finale dei materiali e le modalità di trattamento o smaltimento adottate, elementi indispensabili per la verifica della conformità dell’intervento al quadro normativo ambientale e ai principi di tracciabilità e controllo.
Le attività in corso non solo non risolvono il problema della contaminazione, ma rischiano concretamente di aggravarlo, incrementando la diffusione e la riattivazione degli inquinanti in un sistema ambientale già fortemente compromesso. Le operazioni in corso nel SIN Bagnoli–Coroglio non solo non realizzano una bonifica, ma stanno concretamente aggravando lo stato di contaminazione a terra e a mare, ampliando le vie di esposizione della popolazione a sostanze cancerogene e tossiche.
Scavi, accumuli e dragaggi eseguiti senza adeguate misure di confinamento, monitoraggio e trasparenza si pongono in palese contrasto con il quadro normativo vigente e con gli obblighi di tutela ambientale e sanitaria che gravano sugli enti attuatori”.
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