POZZUOLI| “Dopo 40 anni ci trattano come abusivi”, la denuncia di un residente di Monterusciello sulle case popolari

*Riceviamo e pubblichiamo
“Egregio Direttore, sono un residente storico di Monterusciello. Dopo tanti anni vissuti in questo quartiere, mi ritrovo oggi a provare un profondo senso di amarezza, frustrazione e impotenza nei confronti di istituzioni che dovrebbero garantire trasparenza, rispetto e tutela dei diritti dei cittadini.
Per me la situazione è ormai diventata insostenibile. Se oggi sento qualcuno realmente vicino ai problemi dei residenti, sono i Comitati di quartiere. Sono loro ad ascoltare le nostre preoccupazioni, a organizzare assemblee, a informare i cittadini e a dare voce a chi, troppo spesso, viene ignorato. Ogni assemblea organizzata per le strade di Monterusciello mi trasmette quel senso di presenza e vicinanza che, purtroppo, non riesco più a percepire da parte delle istituzioni.
Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare di un Consiglio comunale monotematico dedicato a Monterusciello, di Conferenze permanenti dei Capigruppo, di approfondimenti e verifiche sulla vicenda degli alloggi. Ma, da semplice cittadino, continuo a chiedermi: che cosa è realmente cambiato?
La mia risposta, purtroppo, è semplice: nulla. Quando mi reco presso l’Ufficio Politiche Abitative del Comune per chiedere informazioni che riguardano direttamente la mia famiglia e il mio futuro, non cerco privilegi né trattamenti di favore. Chiedo soltanto risposte.
Eppure, troppo spesso, mi sono trovato di fronte a un atteggiamento che ho percepito come distante, poco disponibile e, in alcune occasioni, persino arrogante e mortificante. Fare una domanda sembra quasi diventare una colpa. Chiedere chiarimenti viene vissuto come un fastidio, anziché come il legittimo esercizio di un diritto che ogni cittadino dovrebbe poter esercitare senza timore. Io non sto chiedendo un favore.
Sto semplicemente chiedendo di capire. Voglio sapere quale sia la reale natura giuridica dell’alloggio in cui vivo da decenni. Voglio comprendere quali criteri siano stati applicati nel corso degli anni, perché esistano situazioni differenti tra famiglie che hanno vissuto lo stesso identico percorso e perché, ancora oggi, su una vicenda tanto delicata continui a regnare tanta confusione.
La cosa che più mi sconvolge è che oggi, con questa Dirigenza, mi vengono richiesti requisiti che né a me né a tante altre famiglie furono richiesti al momento dell’assegnazione degli alloggi. Dopo quarant’anni di permanenza, improvvisamente ci viene rappresentato che la nostra posizione sarebbe irregolare e ci sentiamo trattati come se fossimo occupanti abusivi, quando per decenni lo stesso Comune ci ha riconosciuti come assegnatari, ha riscosso regolarmente i canoni di locazione e ha gestito senza contestazioni il rapporto con le nostre famiglie.
Come può un cittadino comprendere una simile contraddizione? Come può avere fiducia nelle istituzioni se, dopo quarant’anni, le regole sembrano cambiare e vengono applicati oggi requisiti che all’epoca dell’assegnazione non erano stati richiesti? Quello che provo è la sensazione di essere considerato un problema, anziché un cittadino.
La cosa che mi ferisce maggiormente è uscire da un ufficio pubblico con la sensazione di dover quasi giustificare il fatto di aver chiesto spiegazioni. Come se pretendere trasparenza fosse un comportamento da scoraggiare e non un diritto da garantire. Sono un padre di famiglia. Ho costruito la mia vita a Monterusciello, un quartiere nato per dare una casa a migliaia di famiglie colpite dall’emergenza del bradisismo.
Oggi, invece, mi sento trattato come se fossi io quello da mettere sotto accusa, quasi un “abusivo”, quando l’unica cosa che ho fatto è cercare di comprendere quali siano i miei diritti e quali decisioni amministrative abbiano inciso, nel tempo, sulla mia posizione e su quella della mia famiglia. Non pretendo privilegi. Pretendo soltanto rispetto.
Pretendo che un cittadino possa entrare in un ufficio comunale senza sentirsi umiliato, possa porre delle domande senza essere guardato con sospetto e possa ottenere risposte fondate su atti, norme e motivazioni chiare. Perché la trasparenza, il rispetto e il dialogo non sono concessioni dell’Amministrazione, ma principi fondamentali che dovrebbero guidare ogni rapporto tra istituzioni e cittadini. Con stima, A. Izzo”.
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