POZZUOLI| Lino Cannavacciuolo torna con “Fujente”, il dialetto puteolano diventa ritmo e rivoluzione

Venerdì 16 ottobre in rotazione radiofonica e disponibile online su tutte le piattaforme digitali arriva “Fujente”, il nuovo singolo del musicista e compositore partenopeo Lino Cannavacciuolo che torna sulle scene dopo l’album “Terra Moto” del 2025.
Pubblicato dall’etichetta Sulfur, “Fujente” è un manifesto di pura energia word che si sviluppa tra la pulsione sismica delle tammorre, influenze balcaniche ed elettroniche e quattro voci femminili che trasformano la fonetica del dialetto puteolano in una forza ritmica viscerale e contemporanea.
Il nuovo singolo
Il brano è anche il primo estratto ad anticipare “Caldera”, concept album di 13 brani inediti la cui uscita è prevista per i primi mesi del 2027, che trae linfa dalla realtà geologica e culturale dei Campi Flegrei inserendosi nel solco culturale a sostegno della candidatura di Pozzuoli a Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028.
Il significato del testo
Lontano da qualsiasi compiacimento folklorico o riproposta museale, il singolo trasfigura l’atto del “fuggire” e del “correre”, tipico dei fujenti campani, in un’esperienza viscerale di movimento, catarsi e rinascita. Il brano costruisce un’architettura sonora travolgente in cui la ritmica ancestrale delle tarantelle e delle tammorre flegree si fonde con le frequenze taglienti dell’elettronica, dialogando al contempo con le metriche delle danze balcaniche e africane.
Il testo di “Fujente”, firmato dall’autore, attore e regista Pako Ioffredo, è interamente in dialetto puteolano. La lingua flegrea non viene usata come semplice registro narrativo, ma come percussione fonetica e materia sonora viva: vocali aperte, parole tronco-sospese e metri spezzati dialogano direttamente con il violino di Cannavacciuolo e la sezione ritmica.
Si riflette sulla propensione umana a cercare “nell’alto” (nei prodigi e nei miracoli) ciò che si è perso “nel basso” della vita quotidiana, arrivando a un messaggio laico e universale: l’unico vero prodigio è la fratellanza e il potere supremo risiede nell’uomo libero.
A dare corpo e tensione alle parole del testo è l’ensemble vocale formato da Fabiana Martone, Sara Grieco, Marta Carbone e Vania Di Matteo. Le quattro interpreti danno vita a un canto corale ipnotico e potente: un’”orchestra di anime” che passa dall’afflato solenne all’incalzare ritmico, trasformando il testo in un mantra moderno e universale.
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