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22/08/2026

POZZUOLI| “Restare, trasformare, mettere in sicurezza”, la proposta di Zazzaro per convivere con il bradisismo

By redazione

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A Pozzuoli la scossa del 31 luglio scorso, di 4,7, ha aggravato la crisi bradisismica, già in atto. Cresce l’emergenza sfollati, a oggi arrivati a 3.627 e 215 edifici inagibili. Come si può convivere con il bradisismo, in sicurezza, senza dover abbandonare il territorio?

Questa la proposta di Titti Zazzaro, ex assessore di Pozzuoli, basata sul diritto a restare, la rigenerazione degli edifici vulnerabili e un grande programma pubblico per la sicurezza del nostro patrimonio edilizio

Restare. Trasformare. Mettere in sicurezza. Tramandare. Noi partiamo da una convinzione semplice, ma radicalmente diversa da quella che troppo spesso ha guidato le scelte su Pozzuoli: il bradisismo non può decidere il futuro della nostra città”, dichiara Zazzaro.

Il diritto a restare

Il bradisismo dichiara Zazzaro: “non possiamo fermarlo. Non possiamo prevederne con certezza l’evoluzione. Ma possiamo decidere come conviverci. Per troppo tempo, davanti alle crisi bradisismiche, la risposta della politica è stata pensare a Pozzuoli come a una città da alleggerire, sgomberare, vincolare o delocalizzare. 

Noi vogliamo rovesciare questo paradigma. Non vogliamo adattare i puteolani alla vulnerabilità della città. Vogliamo trasformare la città affinché i puteolani possano continuare ad abitarla in sicurezza.

Il programma 

Il programma dell’ex assessore Zazzaro si basa su quattro principi: diritto a restare, libertà di trasformare, obbligo di costruire meglio e risorse pubbliche per poterlo fare davvero.

Il tema centrale è quello della vulnerabilità degli edifici. Da un lato tutelare senza compromessi il patrimonio archeologico, monumentale e storico di Pozzuoli; dall’altro maggiore flessibilità per gli edifici privi di particolare valore storico, soprattutto quando la demolizione e ricostruzione rappresentino la soluzione più sicura.

La richiesta 

“Dove necessario – continua Zazzaro – conserveremo sagoma, volume, altezza, prospetti, colori e identità urbana. Conserviamo Pozzuoli. Non conserviamo la sua vulnerabilità”. Zazzaro propone quindi uno Statuto speciale per la rigenerazione e la sicurezza della città, che permetta interventi più rapidi di sostituzione edilizia quando la sicurezza lo richiede.

Pozzuoli, secondo l’ex assessore, potrebbe diventare un laboratorio nazionale per una nuova generazione di costruzioni progettate specificamente per convivere con una sismicità superficiale e ripetuta. “Non soltanto strutture che non collassino. Ma edifici nei quali anche tamponature, tramezzature, facciate, cornicioni, collegamenti e impianti siano progettati pensando alla continuità dell’abitabilità, alla riparabilità e alla possibilità di affrontare sequenze sismiche ripetute. E vogliamo che questa trasformazione sia economicamente possibile”.

A tal fine, Zazzaro chiede un grande programma nazionale pluriennale di rigenerazione del patrimonio edilizio flegreo, attraverso contributi pubblici diretti, finanziamenti agevolati e garantiti e un sostegno proporzionato alla reale riduzione della vulnerabilità. Il principio indicato è chiaro: “Più sicurezza viene prodotta, maggiore deve essere il sostegno pubblico”.

Delocalizzare come ultima soluzione 

La delocalizzazione di Pozzuoli per Zazzaro è l’ultima soluzione. “Potrà essere necessaria dove la scienza e la tecnica dimostreranno che non esistono alternative ragionevoli. Ma dovrà essere l’ultima soluzione. Prima viene il diritto di provare a restare in sicurezza. Perché Pozzuoli non è soltanto un insieme di fabbricati. È una comunità millenaria.

Noi non prometteremo mai ai puteolani che il bradisismo finirà. Nessuna politica seria può farlo. Possiamo però assumere un impegno molto più concreto: fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché il bradisismo non significhi necessariamente abbandonare Pozzuoli”.

La sua visione del bradisismo, conclude Zazzaro, è di “non negarlo, non subirlo e non scappare ma conoscerlo, adattarsi, trasformare e resistere. Perché il futuro di Pozzuoli non può essere deciso dalla prossima scossa. Dobbiamo cominciare a deciderlo noi”.

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