QUARTO| Maxi inchiesta sulle onoranze funebri, arriva la sentenza: tutti assolti

Si conclude con la piena assoluzione il lungo e complesso processo a carico di numerosi indagati coinvolti nell’indagine che aveva interessato Quarto, Marano e comuni limitrofi, sulla presunta egemonia commerciale nel settore delle onoranze funebri e alle presunte infiltrazioni mafiose.
Il Tribunale di Napoli Nord, Seconda Sezione, Collegio B, ha assolto tutti gli imputati assistiti dall’avvocato penalista Luca Gili, nei confronti del 61enne di Quarto Michele Castaldo, di Giuseppe Cavagnuolo, Annachiara Cesarano, Luigi Cesarano, Concetta Cesarano, Biagio Gargiulo, Marco Gargiulo e Francesco Manzo.
Capi di amputazione sgretolati
Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di reati gravissimi, alcuni dei quali contestati con l’aggravante del metodo mafioso, del clan camorristico Polverino. Tra le accuse: ricettazione di armi con aggravante mafiosa contestato a Michele Castaldo, Luigi Cesarano, Annachiara Cesarano, Biagio Gargiulo e Marco Gargiulo.
L’accusa sosteneva che quest’ultimi avessero acquistato o ricevuto armi e ordigni esplosivi di illecita provenienza per compiere atti intimidatori, avvalendosi della forza del clan. Presunta illecita concorrenza con minaccia e violenza, aggravata dal metodo mafioso. Addebitati alle ditte riconducibili alla famiglia Cesarano (Ditta Cesarano Giacomo Luigi ed Eredi Cesarano Srl).
Si contestavano presunti atti di monopolio commerciale e minacce di morte (quali “ti faresti la fine di Esposito… un impresario funebre a cui hanno sparato”) ai danni di ditte concorrenti (tra cui la ditta Tarantino) per costringerle a cedere l’organizzazione dei servizi funebri su Quarto e Pozzuoli.
Voto di scambio aggravato, che vedeva coinvolto anche Luigi Cesarano su presunti accordi politico-mafiosi durante la campagna elettorale del 2015 nel Comune di Quarto, finalizzati all’ottenimento di voti in cambio della nomina di un assessore di gradimento del sodalizio.
Intestazione fittizia di beni ed elusione delle misure di prevenzione patrimoniale contestato a Francesco Manzo, accusato di aver costituito formalmente un’omonima ditta individuale al fine di fittiziarne l’attribuzione e permettere ai membri della famiglia Cesarano di gestire un ramo d’azienda già sottoposto a precedente sequestro giudiziario, eludendo le norme antimafia.
Il trionfo della linea difensiva
Nel corso della lunga istruttoria dibattimentale, le tesi della difesa guidata dall’avvocato Luca Gili hanno dimostrato l’estraneità degli imputati rispetto alle dinamiche estorsive e l’assoluta legittimità delle condotte imprenditoriali e personali esaminate.
Il Tribunale di Napoli Nord, accogliendo le conclusioni del collegio difensivo, ha demolito le richieste della Direzione Distrettuale Antimafia e ha pronunciato sentenza assolutoria nei confronti di tutti gli imputati, chiudendo un procedimento giudiziario durato diversi anni.
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