Terremoto di 4.7 e danni agli edifici, l’Ingv: “Le case possono amplificare le scosse, piani alti più esposti”
L’Ingv prova a rispondere ad alcune delle tante domande che in questi giorni la comunità che abita e vive nell’area flegrea si pone: che impatto ha il ripetersi di terremoti sulle nostre case? Cosa può fare la tecnologia per valutare velocemente i danni prodotti da un evento come quello del 31 luglio scorso e come può aiutarci a capire quali manufatti sono più esposti ai danni da terremoto? Una delle risposte è stata resa possibile dai dati acquisiti dalla rete accelerometrica urbana dei Campi Flegrei.
Il terremoto del 31 luglio
Il terremoto di magnitudo 4.7 localizzato a 2.6 km di profondità, rappresenta, insieme all’evento di 4.6 del 30 giugno 2025, localizzato nel Golfo di Pozzuoli a 3.9 km di profondità, uno dei terremoti di maggiore energia registrati con una rete strumentale ai Campi Flegrei. E’ quanto spiega l’Ingv.
Sebbene i due eventi presentino magnitudo comparabili, i loro effetti sul territorio sono significativamente differenti, anche per effetto della diversa localizzazione epicentrale e della differente distribuzione dello scuotimento rispetto all’area urbana di Pozzuoli, confermando che la sola magnitudo non è sufficiente a descrivere il potenziale impatto di un terremoto.
A differenza del terremoto del 30 giugno 2025, che pur essendo stato ampiamente percepito non aveva provocato danni significativi, il sisma del 31 luglio 2026 ha causato decine di feriti e numerosi danneggiamenti, soprattutto nel comune di Pozzuoli, dove sono stati evacuati 11 edifici e circa 800 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. Nelle ore successive la sequenza sismica è proseguita con oltre 200 terremoti di minore energia, tra cui una scossa di magnitudo 3.8.
Cosa si è misurato?
Uno degli sviluppi più innovativi e recenti è rappresentato da PSAVE, una piattaforma di elaborazione automatica in tempo reale dei dati accelerometrici, attualmente in fase di sperimentazione. Il sistema è in grado di fornire, 2-3 secondi dopo l’arrivo delle prime onde registrate dalla rete, una prima stima degli effetti che un terremoto potrebbe produrre sulla popolazione, sulle costruzioni e sull’ambiente.
Per il terremoto del 31 luglio 2026 e, più in generale, per eventi di analoga magnitudo nell’area flegrea, le analisi indicano che, in termini probabilistici, gli edifici bassi e medio-alti possono risultare maggiormente esposti agli effetti dello scuotimento nelle aree prossime all’epicentro. Mentre la probabilità di danno tende a diminuire rapidamente con la distanza, in accordo con la distribuzione dell’Acceleration Spectrum Intensity e con le verifiche effettuate sugli edifici monitorati.
Dai risultati si evince che un edificio non si limita a seguire passivamente il movimento del terreno, ma durante un terremoto oscilla secondo le proprie caratteristiche costruttive e può amplificare lo scuotimento rispetto a quello registrato al suolo. Questo spiega perché, anche in assenza di danni strutturali significativi, ai piani superiori possono verificarsi sollecitazioni maggiori, con possibili danni a tramezzi, controsoffitti, impianti, arredi e ad altri elementi non strutturali, che rappresentano spesso la principale causa dell’inagibilità degli edifici dopo un terremoto.
Tali risultati dimostrano come il monitoraggio permanente degli edifici consenta non solo di valutarne il comportamento globale durante i terremoti, ma anche di identificare le bande di frequenza nelle quali possono manifestarsi amplificazioni significative, con possibili ripercussioni sia sugli elementi strutturali sia, soprattutto, sugli elementi non strutturali e sugli impianti presenti all’interno degli edifici.
Dalla prevenzione alle azioni
La prevenzione e la mitigazione del rischio devono tradursi in azioni concrete. Mitigare significa trasformare le conoscenze scientifiche in interventi mirati, orientando le strategie di riduzione del rischio, la pianificazione degli interventi e il rafforzamento della capacità di risposta delle comunità.
In questa prospettiva si inserisce il progetto SAFE-Flegrei dell’INGV, di prossima attivazione, che prevede il potenziamento della rete accelerometrica urbana flegrea mediante l’installazione di circa un centinaio di nuovi accelerometri in edifici strategici e rilevanti, tra cui scuole, edifici pubblici e strutture ad alta frequentazione.
L’integrazione tra monitoraggio sismico urbano, monitoraggio strutturale, algoritmi di Impact-based EEW consentirà di realizzare ai Campi Flegrei uno dei più avanzati laboratori europei per lo studio della risposta sismica urbana. L’obiettivo non sarà soltanto osservare i terremoti, ma comprenderne in tempo quasi reale i possibili effetti sul patrimonio costruito, fornendo alla Protezione Civile strumenti sempre più efficaci per supportare le decisioni, definire le priorità d’intervento e rafforzare la resilienza del territorio.
Sebbene non sia realistico mettere in sicurezza l’intero patrimonio edilizio nazionale in tempi brevi, è possibile pianificare interventi selettivi e prioritari basati su criteri scientifici, trasparenti e condivisi. In questa visione, la prevenzione non deve essere interpretata come una risposta al rischio già manifestato, ma come un processo continuo di conoscenza, monitoraggio e pianificazione, capace di anticipare gli effetti dei terremoti e di ridurne le conseguenze. L’integrazione tra osservazione sismica, monitoraggio strutturale e strumenti di analisi automatica apre oggi nuove prospettive per una gestione del rischio sempre più proattiva.
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