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24/08/2026

POZZUOLI| Il dramma di una famiglia: “I miei genitori sfollati ieri, mio marito senza casa oggi”

By redazione

*Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Direttore, sono una ragazza nata e cresciuta a Monterusciello. Faccio parte di quella generazione cresciuta dopo il bradisismo degli anni ’80, quella dei figli di famiglie che furono costrette a lasciare le proprie case perché danneggiate dalle scosse e, in alcuni casi, abbattute.

I miei genitori furono sgomberati dalla loro abitazione a Pozzuoli a seguito dei danni provocati dal bradisismo e della successiva demolizione dell’immobile. Furono trasferiti a Monterusciello, in un alloggio assegnato proprio nell’ambito dell’emergenza abitativa di quegli anni. E quello che è accaduto nei giorni scorsi ha un sapore ancora più amaro.

Uno strano destino della sorte ha voluto che oggi quella situazione degli anni ’80 si ripetesse, con proprio mio marito a ritrovarsi senza casa, perché l’abitazione dei suoi genitori è stata dichiarata inagibile a seguito della scossa del 31 luglio 2026. Quarant’anni dopo, la storia sembra ripetersi. Il bradisismo continua a cambiare la vita delle famiglie di Pozzuoli. Prima i miei genitori, costretti a lasciare la loro casa e trasferiti a Monterusciello.

Oggi mio marito, costretto ad affrontare l’incertezza di non avere più una casa sicura. Forse è proprio questo il motivo per cui sono ancora più amareggiata da ciò che è accaduto. Perché, con tanta umiltà e sacrifici, stiamo cercando semplicemente di mettere su famiglia, costruire un nostro nucleo familiare ed essere cittadini onesti.

Nei giorni scorsi mi sono recata presso l’Ufficio Politiche Abitative del Comune di Pozzuoli insieme a mio marito. Volevamo semplicemente chiedere informazioni sulla possibilità di trasferire la sua residenza nell’abitazione di Monterusciello dove vivo con la mia famiglia. Non siamo andati a pretendere nulla.

Volevamo soltanto fare una domanda. Purtroppo, a causa della situazione e dello stato d’animo con cui sono uscita da quell’ufficio, non ho chiesto il nome dell’impiegato con cui ho parlato. Posso però raccontare il modo in cui, a mio avviso, siamo stati trattati. Abbiamo ricevuto risposte che ho percepito come arroganti, sgarbate e profondamente mortificanti. Io e mio marito ci siamo sentiti trattare quasi come se fossimo dei delinquenti o degli abusivi, soltanto per aver chiesto informazioni su un cambio di residenza.

La risposta che più mi ha colpita è stata, in sostanza, questa: non sarebbe possibile effettuare il cambio di residenza perché, con il tempo, dovremo lasciare l’alloggio per fare spazio alle graduatorie ERP. Mi sono chiesta: cosa significa? Che devo aspettare che i miei genitori non ci siano più per sapere quale sarà il futuro mio e di mia sorella? Che dopo quarant’anni di vita in quella casa, noi figli dobbiamo prepararci all’idea di essere messi fuori?

I miei genitori non hanno scelto Monterusciello per convenienza. Ci sono arrivati dopo essere stati costretti ad abbandonare la loro casa a causa del bradisismo. E oggi, dopo tutto questo tempo, sembra che anche noi figli di quella generazione dobbiamo vivere nell’incertezza, trattati quasi come un problema da eliminare per fare spazio a qualcun altro.

Eppure la cosa più assurda è che oggi il bradisismo è tornato e mio marito si trova realmente senza casa. Per questo quella risposta mi ha colpita ancora di più. Da una parte, una famiglia che negli anni ’80 fu trasferita a Monterusciello proprio a causa del bradisismo. Dall’altra, quarant’anni dopo, mio marito che vive nuovamente l’incubo dell’inagibilità della propria casa.

Non sto chiedendo privilegi. Non sto dicendo che non debbano esistere graduatorie o che altre famiglie non abbiano diritto a una casa. Chiedo soltanto che non si trasformi il diritto all’abitare in una guerra tra poveri. E soprattutto chiedo che una famiglia che vive da quarant’anni la propria storia in un quartiere nato dall’emergenza non venga trattata come se fosse abusiva soltanto perché una figlia chiede informazioni per costruire il proprio futuro con il marito.

Il punto più grave, per me, non è stato soltanto quello che mi è stato detto. È come mi è stato detto.Sono uscita da un ufficio pubblico con la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato soltanto perché avevo posto una domanda. E invece voglio ricordarlo: fare domande non è un abuso. Chiedere informazioni non è una colpa. Costruire una famiglia non dovrebbe diventare un motivo di paura.

Più volte, davanti alle infinite difficoltà che incontriamo ogni giorno, ho pensato di andare via da Pozzuoli e trasferirmi al Nord. Pensieri che credo abbiano avuto tanti giovani della mia generazione. Cercare altrove quella serenità, quelle opportunità e quella stabilità che qui sembra sempre più difficile costruire.

Eppure ho deciso di rimanere. Nonostante tutto. Nonostante le difficoltà. Nonostante i sacrifici. Perché questa è la mia città. Qui sono nata, qui sono cresciuta e qui vorrei costruire la mia famiglia. Ma proprio per questo credo che la politica locale e le istituzioni dovrebbero essere più vicine ai cittadini, soprattutto ai giovani che scelgono, nonostante tutto, di restare e costruire qui il proprio futuro. Dovrebbero ascoltare, aiutare, informare e tutelare. Non farci sentire soli, indesiderati o addirittura colpevoli.

Scrivo questa lettera con amarezza, ma anche perché credo che la mia storia non sia isolata. A Monterusciello sono tante le famiglie che vivono con la paura del futuro, con la sensazione che, dopo decenni, le regole possano improvvisamente cambiare e trasformare cittadini e figli di un’emergenza in persone da mettere in discussione.

Chi amministra la città di Pozzuoli dovrebbe chiedersi se sta realmente lavorando per il bene dei cittadini o se, tra burocrazia, provvedimenti e atteggiamenti mortificanti, stia finendo per farci sentire perseguitati e colpevolizzati. La politica e le istituzioni dovrebbero conoscere e rispettare la storia di Pozzuoli e di Monterusciello. Dovremmo sentirci tutelati da chi ci amministra, non colpevolizzati. Con affetto Rossella“.

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