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25/08/2026

Bradisismo, oltre mille terremoti “invisibili” sotto i Campi Flegrei: la nuova scoperta dell’Intelligenza Artificiale

By redazione

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L’intelligenza artificiale entra nel monitoraggio dei Campi Flegrei e permette di osservare la sismicità della caldera con un livello di dettaglio mai raggiunto prima. Grazie a nuovi algoritmi sviluppati dall’INGV-Osservatorio Vesuviano insieme alla Stanford University e all’Università Federico II di Napoli, sono stati riconosciuti e localizzati oltre 50 mila terremoti registrati tra il 2022 e il 2025.

Si tratta anche di eventi di magnitudo molto bassa, talmente piccoli da essere difficilmente individuabili attraverso la sola analisi visiva delle tracce sismiche. Gli algoritmi sono stati addestrati utilizzando come riferimento il catalogo degli eventi elaborato quotidianamente dagli esperti del Laboratorio Sismico dell’INGV-Osservatorio Vesuviano.

L’obiettivo non è sostituire il lavoro dei sismologi, ma fornire loro uno strumento in più, capace di analizzare rapidamente una quantità enorme di dati e di individuare terremoti che altrimenti potrebbero sfuggire.

Oltre mille terremoti in pochi giorni

La capacità dell’intelligenza artificiale è emersa in modo particolarmente evidente durante lo sciame sismico iniziato il 31 luglio 2026 e proseguito fino al 2 agosto. In quei giorni, gli algoritmi hanno riconosciuto e localizzato più di 1.000 terremoti, mentre una prima analisi aveva individuato circa 450 eventi. La differenza dà un’idea di quanto possa aumentare la risoluzione del monitoraggio quando vengono analizzate anche le scosse più piccole.

La ricostruzione mostra che lo sciame ha interessato gran parte del settore centrale della caldera, coinvolgendo strutture che erano già state interessate dalla sismicità degli ultimi anni. La sequenza è iniziata con un terremoto di magnitudo Md 4.7, avvenuto sotto la Solfatara a circa 2,4 chilometri di profondità. Successivamente, gli eventi si sono spostati verso sud-ovest, diventando mediamente più superficiali. Gli ipocentri si sono concentrati soprattutto tra uno e due chilometri di profondità.

Tra gli eventi più importanti c’è stato anche un terremoto di Md 3.8, localizzato a ovest del porto di Pozzuoli. Verso la conclusione dello sciame, la sismicità ha interessato soprattutto l’area del duomo lavico di Monte Olibano, con terremoti a meno di un chilometro di profondità. È proprio la scarsa profondità degli eventi uno degli aspetti più caratteristici della sismicità dei Campi Flegrei. Tutti i terremoti analizzati durante lo sciame sono stati infatti localizzati nei primi tre chilometri della crosta.

Terremoti superficiali e segnali da studiare

La profondità ridotta aiuta a spiegare perché un terremoto, anche se non particolarmente forte, possa essere percepito in maniera intensa nelle zone vicine all’epicentro. Le onde sismiche, infatti, hanno meno roccia da attraversare prima di raggiungere la superficie e tendono ad attenuarsi rapidamente con la distanza. L’analisi delle forme d’onda ha inoltre permesso di studiare i meccanismi focali dei due terremoti più energetici dello sciame.

Il terremoto Md 4.7 del 31 luglio ha mostrato caratteristiche compatibili con un regime deformativo estensionale, cioè legato a un processo di distensione della crosta. Il terremoto Md 3.8 ha mostrato un meccanismo simile ma con un orientamento del piano di faglia approssimativamente ortogonale rispetto a quello del primo evento. La soluzione ricorda quella del terremoto Md 4.4 registrato nella stessa zona il 13 maggio 2025, suggerendo la possibile riattivazione di strutture già coinvolte nella sismicità recente.

Particolarmente interessante è anche un altro terremoto, localizzato a soli 200 metri di profondità nei pressi dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Le sue onde sismiche hanno presentato oscillazioni lente e una forte risonanza, caratteristiche già osservate in altri eventi della stessa area.

Secondo l’analisi, questi segnali possono essere legati alla straordinaria superficialità del terremoto, alla vicinanza delle stazioni che lo hanno registrato e alle particolari caratteristiche delle rocce. Un ruolo può essere svolto anche dalla presenza di fluidi idrotermali e dalla forte eterogeneità della parte più superficiale della crosta flegrea.

Un nuovo strumento per il monitoraggio della caldera

Il sistema di intelligenza artificiale è attualmente in fase di sperimentazione nella Sala di monitoraggio dell’INGV-Osservatorio Vesuviano. L’obiettivo è verificare quanto possa essere efficace nell’analisi della sismicità in tempo reale o quasi reale. Una volta completata la fase di test, l’intelligenza artificiale potrà affiancare il personale dell’INGV, aiutando a riconoscere più rapidamente anche i terremoti di magnitudo molto bassa.

Queste informazioni potranno essere confrontate con gli altri parametri utilizzati per controllare lo stato della caldera. È proprio l’analisi congiunta di più indicatori a essere fondamentale nei Campi Flegrei. La sismicità, infatti, viene studiata insieme agli altri segnali che possono indicare cambiamenti nella dinamica del sistema vulcanico.

Lo sciame del 31 luglio-2 agosto rappresenta quindi una sorta di fotografia ad altissima risoluzione della caldera: più di mille terremoti analizzati nel dettaglio permettono di seguire con maggiore precisione come e dove si sono attivate le strutture già interessate dall’attuale fase di unrest.

Un dato importante emerge dalla ricostruzione: durante questa sequenza sono state coinvolte soprattutto le strutture della zona centrale della caldera già interessate dalla sismicità degli ultimi anni, mentre non sono state interessate le faglie del settore sommerso.

L’intelligenza artificiale, in questo scenario, non serve dunque soltanto a contare più terremoti. Permette di vedere meglio ciò che accade sotto i Campi Flegrei e di fornire ai ricercatori una fotografia sempre più dettagliata dell’evoluzione della sismicità, elemento fondamentale per comprendere i cambiamenti di uno dei sistemi vulcanici più complessi e monitorati al mondo.

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