POZZUOLI| Strage di Acqualonga, la Cassazione rigetta il ricorso: condanne definitive

Svolta definitiva nell’inchiesta sulla strage di Acqualonga, grave incidente stradale del 28 luglio del 2013 che causò la morte di 40 persone tra cui molti puteolani. E’ stato rigettato il ricorso straordinario in Cassazione per tutte le altri parti coinvolte tra cui Autostrade per l’Italia.
A presentarlo la difesa di Gennaro Lametta, fratello del conducente deceduto insieme ad altre 39 persone, condannato a 9 anni. Secondo la difesa, la IV sezione penale aveva rigettato il precedente ricorso sulla base di “errori di fatto percettivi”, che avrebbero inciso in modo determinante sulla decisione. Una tesi che la Cassazione ha però ritenuto infondata.
La vicenda giudiziaria
Al centro della vicenda giudiziaria resta la causa tecnica che determinò la tragedia: il distacco del giunto cardanico del mezzo. Le consulenze disposte dalla Procura avevano individuato tra le possibili cause un serraggio inadeguato ovvero l’impiego di perni non conformi. Per la difesa, la mancata analisi di una registrazione audio ambientale – in cui si faceva riferimento a controlli effettuati poco prima del viaggio – rappresentava un’omissione decisiva ai fini dell’accertamento del nesso causale. Ma anche su questo punto la Suprema Corte ha escluso elementi tali da ribaltare il giudizio.
Risarcimento del danno
Contestato anche il diniego dell’attenuante del risarcimento del danno, concessa invece a tutti gli altri imputati poiché il massimale assicurativo del mezzo era stato congelato per destinarlo alle vittime e la questione della prescrizione dell’omicidio colposo sollevata anche dai legali di Autostrade. Ma la Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi.
Le condanne definitive
La sentenza dell’11 aprile 2025 della IV sezione penale della Corte di Cassazione aveva già reso definitive le condanne. La Cassazione aveva rigettato i ricorsi di undici imputati. Tra questi, Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, ritenuto responsabile per la mancata inclusione della riqualificazione delle barriere laterali nel piano pluriennale adottato dal Consiglio di amministrazione della società, il 18 dicembre 2008.
La Corte aveva stabilito che il piano, considerato “strategico”, era stato proposto su impulso di Castellucci. Si legge nelle motivazioni che le barriere new jersey poste ai bordi del viadotto, pur già sottoposte a crash test, non furono oggetto di intervento nel piano approvato, in parte causa dell’incidente. Il costo previsto per l’adeguamento, non realizzato, era stimato in 138 milioni di euro. Confermate dunque le pene con condanna definitiva per Antonietta Ceriola, 4 anni di reclusione, e Gennaro Lametta, a 9 anni.
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